"Se la crescita producesse automaticamente il benessere, dovremmo vivere in un vero paradiso da tempi immemorabili." (Serge Latouche).

Dopo un richiamo al concetto di sviluppo sostenibile, è inevitabile dover fare riferimento alla decrescita, una parola che sempre più spesso ritroviamo nei discorsi di politici, economisti e sociologi, e su cui si basa una ferma critica allo sviluppo sostenibile. Cerchiamo di chiarirne la genesi ed il significato.

L'espressione "decrescita" venne utilizzata per la prima volta quasi per caso, negli anni settanta, nella provocatoria traduzione francese del titolo di un'opera dell'economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen. L'autore rumeno, ritenuto il fondatore della bioeconomia, sosteneva che il sistema economico è parte integrante dell’ambiente, e dunque sottoposto ai principi della fisica e della biologia. Sottolineava come il modello economico neoclassico non tenesse conto del secondo principio della termodinamica, o legge dell'entropia, secondo cui in un sistema isolato, la materia e l'energia vanno necessariamente da uno stato di ordine verso uno stato di disordine e diventano sempre meno utilizzabili. Secondo tale prospettiva dunque anche i processi economici comportano la diminuzione di energia del sistema e la degradazione della materia.

Con il tempo, da questa prospettica di pensiero, si è sviluppa una corrente politica, economica e sociale che: contesta il concetto di crescita economica illimitata, impossibile su un pianeta limitato; punta ad evitare gli sprechi, in ogni campo; promuove un modello di sviluppo basato sulla riduzione dei consumi,l'autoproduzione e l'autoconsumo dei beni, al fine di ritrovare un equilibrio fra l'uomo e la natura, una maggiore equità fra gli esseri umani, ed un riordino dei valori.
Serge Latouche, uno dei principali teorici del movimento della decrescita, considera la teoria innanzitutto come una massima utile ad evidenziare la necessità di un'inversione di tendenza rispetto al modello socio-economico consumista dominante. Secondo i sostenitori di tale corrente di pensiero la crescita economica, rappresentata dall'aumento del PIL, ha creato maggiori profitti e ricchezze monetarie, ma avrebbe anche generato riduzione delle risorse, problemi ambientali e ineguaglianze sociali. Il modello di sviluppo neoclassico non avrebbe mai realmente tenuto conto del benessere generale, né avrebbe focalizzato la sua attenzione sulle forme di ricchezza pubblica e sociale come l'ambiente, l'uguaglianza, la democrazia e il welfare. Sarebbe dunque necessario immaginare un nuovo tipo di società, che metta in discussione le principali istituzioni socio-economiche, riordini i valori e i concetti stessi di ricchezza e benessere.
E' necessario rimarcare che la teoria della decrescita non implica la crescita negativa ma si pone come mezzo per la ricerca di un'organizzazione collettiva alternativa per il raggiungimento di una qualità di vita migliore.

Decrescita e sviluppo sostenibile sarebbero dunque concetti diametralmente opposti. L'uno è, come abbiamo visto, un tentativo di rivoluzionare la teoria economica ed eliminare l'obiettivo della crescita quantitativa. Il secondo sarebbe il tentativo di rilanciare la crescita attraverso l'utilizzo di tecnologie meno impattanti, «un pleonasmo al livello della definizione ed un ossimoro al livello del contenuto. Pleonasmo perché lo sviluppo è già una "crescita autosostenuta" […]. Ossimoro, perché lo sviluppo non è né sostenibile né durevole» (Serge Latouche).