MapAbile è stata una delle idee sperimentate all'interno del laboratorio di MakIN'Lab. Oggi è vincitrice del bando PIN e ha dato vita a ImmaginAbile. Vi presentiamo il progetto con un'intervista a Michele Pignatelli, CEO e Project Manager della società.

 

E’ passato quasi un anno dalla conclusione di MakIN’Lab - Artigiani 2.0, il progetto finanziato dall’iniziativa Laboratori alternatives to viagra Urbani Mettici le Mani, della Regione Puglia.

In corso di attività abbiamo voluto raccontarvi il progetto in ogni sua fase, dalla selezione degli aspiranti Makers, alla formazione, fino alla sperimentazione delle idee con le attività di stampa. Nella fase conclusiva di MakIN’Lab vi abbiamo descritto nel dettaglio MapAbile, Ctrl-vu e MoDrn, i tre progetti che hanno preso pian piano forma all’interno del laboratorio di artigianato digitale.

Oggi vogliamo raccontarvi di quanto MakIN’Lab abbia contribuito allo sviluppo e alla crescita di una di quelle idee, attraverso le parole di Michele Pignatelli, uno degli artigiani digitali selezionati.  Michele ha partecipato a MakIN’Lab presentando assieme ad Alessandra Mingolla “MapAbile”, un progetto finalizzato alla realizzazione di mappe tattili per ipovedenti e non vedenti attraverso la stampa 3D. Un’idea in cui la tecnologia diviene strumento di innovazione sociale, favorendo l’accessibilità di luoghi - pubblici e privati - per disabili visivi. 

 

Michele è sempre stato attivo nel campo del volontariato, a 20 anni è stato selezionato come volontario di Servizio Civile Nazionale presso l’Unione Italiana Ciechi, esperienza che gli ha permesso di entrare in contatto con persone straordinarie che gli hanno insegnato molto.

L’impegno nel sociale è continuato con un tirocinio presso una Cooperativa Sociale nell’ambito di Garanzia Giovani.  Oggi Michele lavora ancora per quella cooperativa, ed è anche CEO e Project Manager di ImmaginAbile, la start-up, sviluppata da MapAbile, l’idea sperimentata nell’ambito di MakIN’Lab, oggi vincitrice del bando PIN.

Abbiamo deciso di intervistarlo per farci raccontare i progetti futuri legati alla nascita di ImmaginAbile e conoscere la sua opinione in merito alle politiche giovanili pugliesi.

 

Durante l’anno di Servizio Civile prima e con il lavoro presso la cooperativa sociale poi, Michele ha avuto modo di comprendere appieno tutte le barriere all’accesso di spazi e servizi che un disabile visivo deve affrontare nel quotidiano, vedendo compromessa la propria autonomia.  ImmagnAbile nasce proprio con l’obiettivo di superare queste barriere. 

Creando “una mappa tattile che rappresenta in maniera semplice, univoca e schematica i luoghi si favorisce la piena mobilità in autonomia. MapAbile risponde al bisogno, sempre più imprescindibile, di dotare spazi pubblici e privati di accorgimenti e segnalazioni che permettano l'orientamento e la riconoscibilità degli spazi e delle fonti di pericolo per chiunque ed in particolare per i disabili visivi. Altresì, è uno strumento in grado di offrire pari dignità di accesso ai servizi nonché di partecipazione al contesto sociale, anche in un'ottica più ampia di rigenerazione urbana del territorio.”

Tutto questo è reso possibile attraverso il ricorso alla tecnologia della stampa 3D che Michele ha avuto modo di sperimentare partecipando a MakIN’Lab – Artigiani 2.0. Nel Laboratorio di MakIN’Lab sono stati creati i primi prototipi di MapAbile, contemporaneamente i moduli formativi complementari di pianificazione economico-finanziaria e marketing e comunicazione, hanno permesso di valutare la sostenibilità economica dell’idea. “MakIN’Lab è stata un’esperienza di fondamentale importanza! Basti pensare alla grande occasione di crescita professionale che mi ha riservato. Dallo studio del piano marketing alla redazione del conto economico-finanziario, dalla grafica allo slicing, passando per i rapporti umani. Senza tutto ciò, MapAbile non esisterebbe”.

 

La sperimentazione nel laboratorio di artigianato digitale ha permesso di comprendere e apportare le migliorie necessarie all’idea originaria di MapAbile, per poi candidarla al Bando PIN – Pugliesi Innovativi, del quale è risultata vincitrice. MapAbile è cresciuta, si è sviluppata e ha dato vita a ImmaginAbile, “una start-up che può già contare della collaborazione di tre dipendenti diretti”. Quello di Michele Infatti, è “un cammino sin dall'inizio condiviso con Alessandra Mingolla, account manager di ImmaginAbile, e poi arricchito dall'arrivo di Alessio Rollo, web developer. Puntiamo ad espanderci in tutta la regione. Ed entro i dodici mesi, intendiamo promuovere un piano per la mobilità in autonomia”.

 

ImmaginAbile oggi è una realtà in crescita grazie alla lungimiranza, all’impegno, alla passione e alle competenze di tre giovani pugliesi che hanno deciso di investire sul loro territorio, tre giovani che hanno scelto di cogliere l’occasione offertagli dalle politiche giovanili regionali per la loro crescita professionale. Quella di Michele, Alessandra e Alessio è una storia che supera la rassegnazione e la sfiducia che spesso accompagnano le nuove generazioni nel guardare al futuro, soprattutto se legato alla propria terra d’origine. 

Il bando PIN ha rappresentato per Michele, Alessandra e Alessio un importante trampolino di lancio per il loro progetto. Per questo abbiamo voluto chiedere a Michele la sua opinione in merito alle politiche giovanili pugliesi: “grazie a politiche giovanili lungimiranti e innovative la Puglia si è trasformata da terra da cui emigrare a coltivatrice di sogni e talenti. Mettere al centro i giovani, considerarli una risorsa e forza di cambiamento è stata una scelta vincente”. Ma cosa farebbe Michele se fosse un amministratore pubblico? “Innanzitutto, pubblicherei una manifestazione d'interesse al fine di raggruppare, attorno ad un unico tavolo, coloro i quali hanno qualcosa da dire sui temi più trasversali. Un amministratore ha il dovere di confrontarsi con le nuove generazioni. […] affiderei gratuitamente, utenze incluse, i beni comuni in disuso a gruppi informali di giovani per dare loro uno spazio dove incontrarsi, discutere e coltivare legami. Poi, costi del lavoro pari a zero per le start-up per i primi tre anni. Potrebbe essere un buon punto di partenza”.